La solida base del risparmio, del sacrificio duro, onesto, la pervicace e volonterosa testardaggine dei Trumplini, diedero i frutti soprattutto nel decennio del grande balzo italiano, i “favolosi anni sessanta”. Furono gli anni del “miracolo economico”, che nulla ebbe invero di miracoloso, ma fu il naturale e premiante sbocco di un popolo avvezzo alla sofferenza e al sacrificio, dedito al lavoro e incline al colpo di genio, infine desideroso di pace, prosperità e progresso. La Valtrompia giocò un ruolo non marginale nel concorrere allo sviluppo economico nazionale, mercè la sua ben strutturata organizzazione industriale.
La popolazione registrò un netto incremento delle nascite. La piramide dell’età, solida base e punta ristretta, evidenziava un tessuto giovane, vitale, destinato a un ventennio di operoso benessere. I centri a ridosso della città e quelli della valle del Garza s’ingrossarono, con Nave che, per esempio, passò da 6.790 abitanti nel 1961 a 8.262 nel 1971; l’edilizia, dopo il risveglio lento degli anni cinquanta, ebbe un nuovo più accentuato impulso. I popolosi paesi al centro della valle (Villa Carcina, Sarezzo, Gardone) con Lumezzane caso più clamoroso, videro aumenti considerevoli di popolazione, mentre in genere i paesi di montagna crebbero in misura minore o addirittura iniziarono a spopolarsi, a causa soprattutto della mancanza di industrie e al mancato sviluppo e del terziario in genere e del turismo più nello specifico. Dalla testa della valle e dai piccoli centri come Marmentino e Pezzaze si diffuse il pendolarismo verso le fabbriche gardonesi, saretine, villa-carcinesi.
Come detto fu l’industria ad accrescere non di poco il benessere dei Trumplini negli anni ’60. A Nave la formula “rottame + forni elettrici” favorì l’espansione del polo ferriero e siderurgico. A Lumezzane l’industria metallurgica e meccanica si specializzò soprattutto nella produzione di posaterie, casalinghi e rubinetti, ma nella cittadina erano presenti molteplici altre manifatture: coltelli, valvolame per acqua, gas, metano, accessori igienico-sanitari, maniglierie, parti d’auto, moto, cicli, pressofusi, profilati, trafilati, macchine utensili e altro ancora[1]. Si trattava ormai di un paese-fucina dove a ogni angolo si poteva udire il battere grave di un maglio, o il tonfo sordo di una pressa, a ogni crocicchio il picchetto di utensili, lo strisciare di manufatti e semi-lavorati metallici, ogni curva schiudeva odori di limatura e olio meccanico. Specificamente nota fu la peculiarità dell’indotto e dell’artigianato lumezzanese dove a ogni abitazione si diceva corrispondesse un’officina, nella quale l’intera famiglia, senza certo lesinare le ore, lavorava sodo e, alla domenica, i capifamiglia sperimentavano nuove tecniche e il perfezionamento dei processi produttivi o della fattura della materia lavorata. Nell’altro grande centro industriale, Gardone V.T., alla produzione armiera, che pure s’arricchì di nuove aziende come la F.I.A.S. (1960) e la Tanfoglio (1961), vennero impiantate ditte parimenti importanti quali la Cam-Gears (1964) produttrice di gruppi sterzo automobilistici, mentre restava notevole la presenza della Redaelli, realizzante funi d’acciaio famose in tutto il mondo. A Sarezzo erano site diverse imprese più piccole, mentre declinavano le cave di calce; tra i maggiori articoli prodotti in territorio saretino, come a Lumezzane, spiccavano i casalinghi, in cui eccelleva, ad esempio la ditta F.P.S. Pedrini, che a partire dal 1968 convertì la sua produzione fabbricando cerchi in lega leggera. A Villa Carcina le trafilerie T.L.M. davano lavoro a circa 900 persone, e proseguiva, pur tra qualche difficoltà, l’attività del cotonificio Bernocchi; la fonderia Glisenti si riorganizzò, ridimensionandosi, sicché in zona sarebbero in seguito potute sorgere alcune realtà artigianali medio-piccole.
Globalmente su una popolazione di circa 80.000 abitanti[2] gli addetti all’industria assommavano a 25.702 unità, mentre l’agricoltura occupava solo 1.103 persone e le “altre attività” 6.333 (dati censimento I.S.T.A.T. 1971). Il numero di abitazioni presenti in valle nel ’71 ammontava a 26.931 (per 101.007 vani), per il 94% occupate. Tale dato è significativo in quanto evidenzia che lo sviluppo edilizio di quegli anni fosse funzionale e necessario alle effettive esigenze abitative della popolazione, ed escludeva aspetti speculativi. Le case di proprietà di coloro che le abitavano erano, sempre nel 1971, il 55% del totale. Le abitazioni di proprietà erano largamente prevalenti nei comuni siti in posizione altimetrica più elevata, mentre nei centri di fondovalle e a Lumezzane le locazioni erano più diffuse.
La Valle Trompia di quegli anni era una zona in cui il benessere si andava diffondendo, ma ancora arretrata rispetto alle città per la diffusione di beni di consumo che presto sarebbero divenuti di massa a cominciare dai centri urbani, e inoltre aveva al suo interno una separazione, piuttosto netta in tal senso, tra paesi di media e bassa valle e quelli di montagna. Alcuni aspetti del possesso di beni non primari è in tal senso illuminante: nell’intera valle nel 1968 circolavano solo 9.064 autovetture di proprietà di famiglie e singoli ivi residenti; nel 1968 i telefoni ammontavano a 3.088 apparecchi, mentre le radio nel 1966 erano in tutto 13.955 e i televisori, sempre nel ’66 soltanto 7.364. Tali dati, disaggregati per singoli comuni evidenziavano netti squilibri, con alcuni discretamente dotati di suddetti beni e altri molto meno.
Il settore dei servizi in genere conobbe una crescita, moderata e regolare, senza mai degenerare nel consumismo e nel culto dell’effimero; il commercio era connotato da una diffusione capillare delle botteghe tradizionali laddove nelle città facevano invece la loro comparsa i primi supermarket (Caprotti con l’Esselunga di Milano nel 1957 aveva inaugurato questo nuovo modo di vendere, “all’americana”); la Pubblica Amministrazione era in genere snella, con 646 addetti nel 1971, e in genere efficiente; l’assistenza sociale fu storicamente curata dalle amministrazioni locali, in gran parte cattoliche: citiamo qui a titolo d’esempio un caso peculiare, ossia la donazione, nel 1963 a Villa Carcina, della Villa dei Pini con un parco di mq 14.000, da parte di Piera Colturi Capretti, che rese possibile l’attivazione di un ospizio per vecchi, inizialmente gestito dall’E.C.A.
Pure il turismo ebbe una certa crescita, con vari esercenti, albergatori e ristoratori specie in alta valle capaci di rivitalizzare un settore che pareva definitivamente morto con il tramonto dell’età zanardelliana: lo sci d’inverno con gli impianti di risalita di Collio, ma anche turismo d’estate, con le stazioni climatiche che si popolavano di bresciani, milanesi, cremonesi e mantovani, in cerca di refrigerio; durante gli anni ’60 e ’70 seconde case per vacanze vennero costruite un po’ ovunque, specie in alta valle
Il tempo libero vedeva impazzare il rito domenicale del cinema, sovente parrocchiale, dove giovani e meno giovani trascorrevano i pomeriggi: a Gardone, per esempio, oltre al già citato cinema teatro San Filippo esistevano alla fine degli anni ’60 altre tre sale (Supercinema, Beretta e parrocchiale Inzino), e quasi ogni paese ne aveva almeno una.
Le opere e nuove istituzioni avviate in Valtrompia negli anni ’60 costituirebbero un elenco troppo lungo per essere qui riportato integralmente, ma giova almeno ricordarne alcune: le nuove scuole I.P.C. e I.P.S.I.A. di Gardone (1961), il primo biennio I.T.I.S. sempre nella cittadella armiera (1962), e successivamente la sezione staccata del liceo scientifico (1967); l’inaugurazione, il 17 aprile 1966, della nuova scuola media “Angelo Canossi” di Gardone, alla presenza dell’on. Aldo Moro; sempre Moro presenziò, il 27 aprile 1966, al taglio del nastro del nuovo municipio di Lumezzane; nel popoloso centro valgobbino fu istituita nel 1968 la sede staccata del liceo scientifico “Calini” e l’anno successivo fu la volta della sezione dell’I.T.I.S. “Castelli”; nel 1967 venne istituita la Comunità di Valle che nel 1971 diverrà Comunità Montana; nel 1969 iniziò a funzionare l’ospedale zonale di Gardone; in vari paesi furono costruiti nuovi edifici di culto, oratori (ad esempio citiamo quello “Gesù Buon Pastore” di Sarezzo datato 1968), ampliati i cimiteri; sul versante delle opere stradali alla fine del decennio furono realizzati il tratto trumplino della SP 19 per la Franciacorta, il completamento della SP 48 Polaveno – Iseo (1967), l’inizio dei lavori per la tangenziale ovest (1968); restò invece irrealizzata l’autostrada, per la quale erano stati redatti due progetti, uno per la Brescia – München – Ulm (1962) e un raccordo con terminazione trumplina (1968), consequenziale alla fondazione della Società Autostrada della Valtrompia S.p.A., avvenuta nel 1967. Infine tra le numerose attrezzature sportive segnaliamo il nuovo stadio di calcio e atletica leggera, i campi da tennis e l’area del tiro al piattello (1965) a Gardone V.T.
 
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Fabbricazione di funi in acciaio alla Redaelli SpA
 

[1] Cfr. A. PELLEGRINI, «Lumezzane».
[2] Ci si riferisce qui alla popolazione complessiva dei comuni facenti parte dell’U.S.S.L. n. 38.