I “favolosi sessanta”, gli anni del benessere di massa, della motorizzazione degli italiani, gli anni del consumo e dello sviluppo si erano conclusi nel segno delle proteste e dei disordini del 1968 e dell’ “autunno caldo” del 1969. Ma il vivere quotidiano della gente comune, dei Trumplini, operosi e prudenti, era stato soltanto sfiorato dalla crisi morale e ideologica del sistema borghese e dal movimento scomposto che ne contestava i fondamenti: ancora una volta, come spesso era accaduto nella storia della valle, da Concesio a Collio gli eventi “esterni” erano stati vissuti come da una discosta periferia.
Gli anni difficili dovevano ancora venire: essi si sarebbero accompagnati da una crisi economica, coincidente con un’incrinatura profonda dello spirito sociale. E’ pure vero che gli anni settanta non furono dieci anni dalle tendenze univoche, specie sul piano economico: una prima fase (1970 – 1973) fu senza soluzione di continuità rispetto alla crescita in atto; una seconda (1973 – 1975) segnata dalla stagnazione in parte recessiva; una terza (1976 – 1980) contraddittoria ma tendente a una nuova stabilizzazione. L’effetto dell’abbrivio innestato dagli anni sessanta, con industrie fiorenti e consumi ben strutturati, caratterizzò l’inizio degli anni settanta, anche se non mancarono gli episodi di malumore nelle aziende e nella popolazione valtrumplina; la crisi energetica del 1973 – ’74 trascinò invece in terreno negativo la produzione industriale, vera linfa per la valle; nel secondo lustro, invece, pur di fronte a un settore manifatturiero che segnava il passo, furono la diffusione dei servizi e la compensazione derivante da un artigianato vitale e dinamico ad attutire il perdurare di una crisi strutturale[1].
Naturalmente anche nell’industrializzata valle del Mella non mancarono scioperi, turbative dell’ordine pubblico, atti più o meno violenti e di prepotenza e, verso la fine del decennio si verificarono anche due gravi episodi di sequestro ai danni di due imprenditori: il 7 febbraio 1979 tra Sarezzo e Lumezzane venne rapito l’industriale saretino Carlo Alberto Pinti, che verrà rilasciato a Linate il 2 marzo successivo; il 21 dicembre dello stesso anno fu la volta di Damiano Gnutti, che riuscirà a fuggire il 15 gennaio 1980 da uno stabilimento abbandonato di Collebeato dove era stato segregato.
La popolazione frattanto continuava a contare, grazie all’onda lunga dell’incremento della natalità registrata a partire dalla fine degli anni ’50, su forze giovani: basti pensare che nel 1971 in Valtrompia la classe quinquennale d’età più numerosa era quella dai 5 ai 9 anni con 8.599 persone, mentre nel 1981 era quella dai 15 ai 19 con 9.019 individui. In totale nel 1971 la popolazione della valle, secondo i dati ufficiali comprensivi dei comuni facenti parte dell’ U.S.S.L. territoriale, era di 90.389 abitanti, che saliranno a 101.240 nel 1981. Pertanto il saldo fu qui postitivo pure negli anni ‘70 nell’ordine dell’ 1% annuo. Anche questo dato, raffrontato con le medie lombarde e del nord Italia (specie con i dati delle città), pone in evidenza una tenuta di una certa tradizione alla prolificità che nelle società contemporanee sviluppate attiene in genere alle aree semi-periferiche e periferiche. Riguardo la popolazione attiva si constatò che il decennio 1971 – 1981 fece registrare in Valle Trompia una decisa flessione degli addetti al settore primario, passati da 1.103 a 794; un aumento di quelli a industria e servizi tecnologici, aumentati da 25.702 a 30.036; e di quelli al commercio, servizi e Pubblica Amministrazione, da 6.333 a 10.606, con incrementi più marcati nei sotto-settori del credito e assicurazioni (+ 140%) e dei servizi (+ 101%). Altro carattere saliente fu la progressiva crescita dei quadri dirigenti nell’industria (+ 224%) e nelle altre attività (+ 441%), a fronte di un incremento assai minore delle maestranze operaie (+ 4%) e impiegatizie (+ 89%). Da registrare pure la quasi totale scomparsa del lavoro industriale a domicilio (- 95%). In alta valle le miniere entrarono in crisi e nel 1972 la f.lli Marzoli di Pezzaze chiuse.
Il commercio era caratterizzato ancora da forme tradizionali di piccoli negozi, per lo più dislocati nei centri storici, anche se si avvertirono i primi segnali di cambiamento: nel 1972 era stata inaugurata la «Città Mercato» a Concesio Stocchetta, con un grande ipermercato («La Rinascente») e altre 40 offerte merceologiche da parte vari esercizi, in buona sostanza un vero e proprio centro commerciale a ridosso della città che, in questo caso, si dimostrò più “tradizionalista” della Valtrompia.
Le amministrazioni locali, sia per tendenze politiche, in maggioranza di centro-sinistra, che per un clima favorevole alla formazione di un sempre più robusto e strutturato sistema di assistenza pubblica, puntarono molto sui servizi sociali e sanitari, investendo parecchi denari in presidi, ambulatori, ricoveri, ma anche nel sostegno economico dei meno abbienti. Tra le opere pubbliche, anche in quest’epoca abbastanza numerose, rammentiamo tra le altre le nuove o rinnovate sedi istituzionali (Pretura, Comunità Montana a Gardone, istituzione della sezione staccata dell’ I.T.C. a Sarezzo datata 1970); a Gardone la casa di riposo “Pietro Beretta” (1972), le due piscine di Gardone (presso le nuove scuole elementari di Gardone sud, 1976) e Inzino (scuole medie di Stato); a Nave la trasformazione dell’ospedale civile – infermeria cronici in ricovero per anziani (1972); a Caino il nuovo edificio scolastico unitario (1972), seguito tre anni più tardi da un significativo centro sportivo. Meno numerose che negli anni sessanta furono le nuove chiese e gli oratori.
L’espansione edilizia pubblica o cooperativa fu intensa durante il decennio. Quella privata si mantenne all’incirca stabile rispetto al decennio antecedente: le case costruite in Valle Trompia tra il 1961 e il 1971 erano state circa 10.000, e nel 1981 il numero di quelle costruite negli anni settanta era esattamente pari a 10.315. La differenza, commisurata al proporzionale rallentamento della natalità e della crescita demografica, fu data dal sorgere di intenti di accumulo della proprietà immobiliare o addirittura speculativi. Le case “in proprietà” crebbero, passando da 13.335 nel ’71 a 18.517 nell’81 (+ 39%), stabili quelle “in affitto” (- 0,1%), in forte crescita quelle “ad altro titolo” (+ 96,3%). Frattanto anche i centri di media grandezza si dotarono di piani di fabbricazione o regolatori, anche in considerazione del fatto che gli spazi disponibili e liberi apparivano, già all’inizio del decennio, piuttosto limitati.
Un altro aspetto saliente di quegli anni turbolenti, caratterizzati dal mito dell’ ”istruzione di massa”, fu l’incremento esponenziale dei laureati della valle, il cui numero balzò dai 221 nel 1971 ai 645 nell’81, con un eloquente + 192%; ma a crescere fu anche la pletora dei diplomati (da 1.330 a 3.847, equivalente a un + 189%), mentre la demolizione dell’istituto matrimoniale e famigliare è riscontrabile leggendo i dati sulle separazioni (da 63 nel 1971 a 238 nel 1981) e divorzi (da 4 a 50[2]).
Le comunicazioni fecero apprezzare un certo miglioramento, seppure non del tutto sufficiente a soddisfare le esigenze di infrastrutture viarie per il sempre crescente traffico. Nel 1976 Lumezzane venne collegata da una capiente strada statale che conduceva in Valsabbia attraverso il Passo del Cavallo, e altre strade valtrumpline minori vennero sottoposte a migliorie, come avvenne, per esempio, per quella per Pezzoro, realizzata negli anni sessanta ma asfaltata solo nel 1971. Il progetto dell’autostrada, di cui fu redatta una dettagliata planimetria nel 1971, naufragò, e solo sei anni dopo si iniziò a ipotizzare l’idea di una superstrada, senza pedaggio, da realizzare a spese dell’A.N.A.S. con il concorso del 30% di risorse da reperire nelle comunità e istituzioni locali. Ma, come è noto nulla venne realizzato in concreto.


[1] Si pensi, ad esempio, a uno degli indicatori della disponibilità economica e della fiducia nel futuro dei bresciani, ovvero al possesso di automobili: ebbene, dal 1950 al 2005 la quantità di automobili in Provincia risultò sempre in aumento, tranne nel 1978 quando invece il loro numero fu minore di quelle circolanti nel 1977.
[2] Fu possibile divorziare per legge solo dal 1970, in precedenza essendo il divorzio illegale.